Una collaborazione nata dall'ascolto
Interplay non è un album costruito a tavolino. È il risultato di un processo che parte dall'ascolto — due musicisti che si sono seduti insieme, hanno suonato, e hanno lasciato che qualcosa di naturale emergesse dallo scambio.
Antonino Cortese è un batterista catanese con un background molto vario. L'incontro con la chitarra di Gaetano crea una tensione produttiva: due strumenti con caratteri molto diversi che trovano un territorio comune fatto di silenzio, dinamica e melodia.
"Interplay è il disco che mi ha insegnato cosa significa davvero ascoltare qualcun altro mentre suoni."
I cinque brani
Ogni brano di Interplay è un momento di dialogo diverso. Beginning of... apre con un'idea sospesa, come una domanda senza risposta. We are costruisce un unisono inaspettato tra i due strumenti. Looking out è forse il brano più introspettivo del lotto — una finestra aperta su qualcosa di indefinito. At the sea porta il mare dentro la musica, con la texture ondulante che diventa protagonista. La passiata chiude con il ritmo di una passeggiata siciliana — lenta, consapevole, bella.
Ambient, jazz e musica da camera
Etichettare Interplay in un solo genere sarebbe riduttivo. C'è l'ambient nella costruzione lenta delle atmosfere e nell'uso del silenzio come elemento compositivo. C'è il jazz nella libertà melodica e nell'improvvisazione controllata. C'è la musica da camera nell'equilibrio tra i due strumenti, trattati come voci di pari dignità.
Il risultato è qualcosa che non si preoccupa di collocarsi in un mercato o in una playlist — esiste per sé stesso, come documento di un incontro.