Interplay nasce quasi per caso — e questo è il suo segreto più prezioso. Mentre Gaetano Di Mauro era nel pieno delle sessioni di registrazione del sequel di Television, l'incontro con il batterista Antonino Cortese ha prodotto qualcosa di completamente diverso da tutto il catalogo precedente: cinque sessioni di improvvisazione pura, libera, senza rete.
Il concetto era radicale nella sua semplicità: lasciare ogni libertà di espressione. Nessuna struttura predefinita, nessuna partitura, nessun accordo preventivo su dove andare. I due musicisti hanno semplicemente suonato — e registrato — fidandosi che qualcosa di reale emergesse dalla libertà totale.
La metafora che Di Mauro usa per descrivere il processo è straordinariamente precisa: "estrapolare il concentrato più puro da una sostanza diluita al massimo". Come strizzare uno straccio saturo d'acqua — non sai dove gocciolerà, ma sai che quello che viene fuori è l'essenza. Le cinque tracce di Interplay sono esattamente questo: gocce di essenza sonora.
"Due strumenti a volte molto lontani che nella spazialità del suono hanno saputo ritrovarsi, per poi riperdersi e intraprendere due strade parallele che, come sappiamo, all'infinito si rincontreranno."
— Gaetano Di Mauro, press release di InterplayÈ un progetto che rompe completamente il profilo del Di Mauro compositore attento, architettonico, concettuale — quello di Adagio Espressivo, di Television, di Ausosa. Interplay è l'altra faccia: l'istinto, il corpo, il respiro in tempo reale. Non è meno pensato — è pensato diversamente, pensato mentre accade.